La storia di Raffaele

Mi chiamo RAFFAELE ed ho 66 anni. Abito a Napoli alle spalle di Piazza Plebiscito. Sono un sacerdote missionario e vivo con altri 2 confratelli in una comunità che accanto ad altre attività cura anche la Parrocchia Immacolata a Pizzofalcone.

Le mie “vicende renali” risalgono al 1998 quando a seguito di normali analisi del sangue scoprii che i reni stavano collassando.

“Entro 1 anno lei entrerà in dialisi” mi fu detto alla nefrologia dell’ospedale di San Felice a Cancello (CE), previsione che in effetti si avverò il 6 gennaio del 1999.

Il 12 febbraio del 2000 chiamarono da Pisa: c’era la possibilità di un rene, ma non ero il primo. Con un aereo militare raggiungo l’aeroporto di Pisa e nelle prime ore del 13 Febbraio vengo trapiantato.

Per 5 anni tutto procede bene; poi nel gennaio del 2005 la creatinina schizza in su. Mi sottopongono ad una biopsia ed il referto è: rigetto cronico.

Il rene mi ha supportato per 5 anni!

Nell’ottobre del 2005 inizio la dialisi a Roma. Nel maggio del 2006 mi trasferisco a Napoli ed inizio subito a preparare la documentazione per mettermi in lista al Centro Trapianti di Napoli e di Pisa. Due volte mi hanno chiamato al CT di Napoli, 21 volte a Pisa (chiamato o allertato). Il trapianto da cadavere non è mai stato realizzato.

Giusto 8 anni dopo l’inizio della dialisi, ero a pranzo con i miei due confratelli, p. Antonio e p. Mario (Mariano all’anagrafe). P. Antonio mi chiede da quanto tempo non mi chiamano più da Pisa e questa domanda incuriosisce p. Mario che da poco più di un mese era arrivato nella nostra comunità. Gli dico delle 23 volte che sono stato contattato ed altri particolari inerenti la dialisi. Alla fine p. Mario mi dice: “Il rene te lo do io”.

Sia io che p. Antonio restiamo senza parole anche perché, conoscendo p. Mario, sappiamo che non sta scherzando. Con calma lo incontro e gli dico che dobbiamo fare le cose per bene; lui deve avvisare i suoi familiari e noi dobbiamo consultare i nostri superiori che dopo qualche settimana danno il loro assenso.

Nel gennaio del 2013 siamo a Pisa per parlarne con la Dott.ssa Bianchi e Tregnaghi che ci dicono che la domanda sarà inoltrata al tribunale di Pisa per avere un parere. Il parere favorevole arriva 9 mesi dopo. Iniziamo la routine delle analisi: prova di compatibilità per tutti e due e, dopo l’esito positivo, per p. Mario anche una settimana in day hospital perché devono valutare la sua situazione clinica.

Un problema c’è ed è causato dalla presenza di anticorpi donatore specifici. Siamo inseriti in una lista per un eventuale trapianto crociato. Dopo alcuni mesi il rene di p. Mario risulta essere ancora quello migliore da trapiantare.

Dal 28 agosto al 2 settembre siamo di nuovo a Pisa per ulteriori accertamenti e per l’udienza presso un giudice del tribunale di Pisa che dà il suo assenso al trapianto.

In questa occasione il Dott. Vistoli, oltre a darci delucidazioni sul trascorso, ci comunica anche la data del trapianto: 7 ottobre 2015. Io vengo anche trattato con l’infusione di Rituximab e inizio la terapia immunosoppressiva.

28 settembre-6 ottobre mi sottopongono giornalmente a terapie di plasmaferesi.

Il 7 ottobre vengo trapiantato. Quando mi sveglio p. Mario mi una riferisce che una dott.ssa gli ha detto che appena il rene è stato trapiantato “è partito come un treno”.

Il 19 ottobre vengo dimesso, mentre p. Mario resterà in ospedale, per problemi legati al drenaggio, fino al 29 ottobre.

Il trapianto è ormai alle spalle e a me resta il compito di preservare e custodire questo dono gratuito. Tra l’altro io e p. Mario non saremo più nella stessa comunità: io andrò in provincia di Caserta, lui in Sardegna come Parroco, per aprire una nuova comunità missionaria.

In questa vicenda viene in evidenza il trapianto e il trapiantato, ma io vorrei sottolineare il ruolo di p. Mario, il suo dono spontaneo, disinteressato e gratuito.

Sempre p. Mario in un’intervista rilasciata alla nostra rivista Missioni OMI diceva:

“Riguardo alle emozioni e pensieri prevalenti mi tornavano in mente due frasi del Nuovo Testamento: “…c’è più gioia nel dare che nel ricevere” e “…non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici”.

In un articolo apparso su “La Nazione” del 24 ottobre 2015, p. Mario così si esprimeva: “Ricordo che durante gli anni di formazione per diventare sacerdoti ci dicevano: “Siete pronti a dare la vita gli uni per gli altri?”. Ecco io ho dato solo un rene!…

Un messaggio da lanciare a chi può essere un dono per gli altri:

UN DONATORE MOLTIPLICA LA VITA!

S. Prisco (CE) 09/11/15

P. Raffaele

2018-09-29T13:01:33+00:0029 settembre, 2018|